Fluire (70×70×5 cm) è il punto di incontro tra geometria e movimento, tra controllo e trasformazione.
In quest’opera, la piramide — da sempre simbolo di stabilità e rigore — si piega, si curva, si ammorbidisce.
Attraverso la curvatura degli spigoli, perde la sua immobilità e si trasforma in una forma viva, in tensione continua con la luce, con lo spazio e con lo sguardo di chi osserva.
Non c’è più una direzione univoca, non c’è più un solo asse: la forma respira.
Oscilla tra espansione e contrazione, tra visibilità e dissolvenza, evocando il ritmo profondo del tempo.
Un tempo che non è lineare, ma circolare, fatto di ritorni, attese, metamorfosi.
L’opera indaga il fragile equilibrio tra staticità e cambiamento, tra la necessità di contenere e il desiderio di lasciar andare.
È un passaggio, un punto di svolta: la geometria non è più una gabbia, ma una soglia.
Una struttura che accoglie il movimento, che non impone ma suggerisce.
Che non trattiene, ma accompagna.
Questa innovazione segna un momento chiave nel mio percorso artistico:
non si tratta solo di tecnica o composizione, ma di una nuova sensibilità.
Una visione in cui la forma non è più fine a sé stessa, ma diventa flusso, respiro, possibilità.